Sull'onda della recente richiesta di un gruppo di fiorentini, anche a Prato, per iniziativa di Silvia Giagnoni e Luca Bravi, è stata organizzata una sottoscrizione di firme per chiedere al sindaco Biffoni tempi e modi per fare uscire i bambini di casa durante la quarantena.

Stamani, 27 marzo, è stata attivata la mail dallapartedeibambini2020@gmail.com alla quale scrivere per sottoscrivere la lettera aperta.

Ecco invece il testo della lettera pubblicata nel gruppo "Lettera - Andrà tutto bene? I diritti di bambine e bambini ad uscire".

Caro Signor Sindaco,

Abbiamo aspettato a scriverLe perché capiamo di essere in un momento emergenziale che richiede comportamenti idonei alla situazione. Ciò che stentiamo a capire è l’abbandono a sé stessi da parte della Politica e delle istituzioni di coloro che rappresentano il Futuro di questo Paese.

Un cane, almeno una volta al giorno esce a fare una passeggiatina, così vale per il padrone che lo accompagna. È un suo legittimo diritto, di questi tempi. Ed i figli, che non sono abbastanza grandi per portare fuori neppure il cane? Evidentemente restano a casa, sempre, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Fuori, c’è un Nuovo Mondo. Molti di queste bambine e bambini non vogliono più uscire. Hanno paura di essere arrestati o di prendere il virus e di trasmetterlo ai nonni.  Il messaggio, insomma, è passato forte e chiaro. Bene. Ma siamo davvero sicuri che sia un bene?

Secondo l’Unicef, Prato è città amica dei bambini e degli adolescenti. In nome della tutela della salute pubblica però, è stata de facto cancellata la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’articolo 3, per esempio, dice che il diritto del bambino deve essere di “superiore interesse” (“in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità) e l’articolo 6 prevede, tra le altre cose, che gli Stati impegnino “il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini” (corsivo nostro).

Ci sono tante famiglie con figli unici, nuclei familiari che vivono in appartamenti di 30 mq senza balconi, bambini con problemi di disabilità. E poi quelli che comunque vivono il rischio del contagio (e quindi di diventare portatori di contagio) perché i genitori lavorano (ancora) in fabbrica tutto il giorno, o all’ospedale, o al supermercato, e in condizioni troppo spesso non protette, facendo turni massacranti che li rendono più nervosi, incapaci di stare dietro ai figli come vorrebbero o dovrebbero. Già sappiamo come questo #iorestoacasa abbia un risvolto tragico per tante, troppe donne. Esiste anche la violenza nei confronti dei bambini, non ce lo dimentichiamo.

Che fare? La Città di Prato ha attivato un nuovo servizio per la comunicazione delle disposizioni relative al COVID-19 ai cittadini. Ecco, lo stesso servizio potrebbe essere usato per comunicare chi abbia diritto di uscire e quando, cosa possano o non possano fare le bambine ed i bambini, quali siano i loro margini di piccola e ristretta libertà. Ne va anche della loro di salute. Stare all’aria aperta fa bene al sistema immunitario, oltre che al benessere psicofisico. Va mantenuto il distanziamento sociale, certamente, ma non stiamo dicendo di invadere le strade con frotte di bambini, ma di coordinare delle sessioni per brevi uscite anche e soprattutto per loro. Stiamo chiedendo che la parola “infanzia” venga nominata in decreti nazionali come nelle ordinanze comunali. È fondamentale e sarebbe un esercizio utile non scordarsi di loro. Anche perché sono loro che hanno riempito di colore le facciate delle nostre case con i loro arcobaleni. Andrà tutto bene, gli abbiamo fatto scrivere. Ma stiamo chiedendo loro un grande sacrificio. Possiamo correre un piccolissimo rischio, quello che corriamo tutti, andando a fare la spesa, per dire, per assicurare loro un po’ di libertà?

Noi vogliamo che le nostre bambine e i nostri bambini ricordino questo come un periodo in cui si è imparato a volersi più bene, ad essere solidali, anche a distanza, ed è per questo che La invitiamo a trovare soluzioni per loro, per meglio affrontare queste settimane a venire. Perché se Lei dirà ai nostri figli (e ai suoi) che possono uscire, singolarmente, con una persona adulta, nei giorni indicati, per il tempo indicato, che non c’è pericolo a respirare, che devono solo mantenere le distanze, loro capiranno come hanno capito perfettamente #iorestoacasa, e la ringrazieranno.

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