Dopo un anno di emergenza, l'apertura delle scuole torna ancora in discussione con l'ultimo Dpcm, il primo firmato dal premier Draghi. Una prospettiva inaccettabile per l'assessore alla pubblica istruzione Ilaria Santi, che in una nota inviati ai giornali invita Governo e Regione e ripensare le chiusure delle scuole nelle zone rosse.

«È passato un anno dalla sospensione delle attività didattica all’inizio della pandemia, ma paradossalmente siamo tornati alla solita soluzione: "chiudere le scuole" - dice Santi -  I danni psicofisici e la perdita di apprendimento per i bambini, ragazzi e adolescenti forse non è quantificabile come quantifichiamo i contagi da Covid 19, ma sicuramente ci sono e ci saranno, come testimonia il rapporto odierno di "Save the Children"».

Le variante del Covid-19 fanno paura e sono ormai dilagate in tutto il paese. Nel nuovo Dpcm viene non solo indicata la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse, ma vengono fornite alcune precise indicazioni su come gestire le scuole nelle zone gialle e arancioni. Viene infatti permesso ai presidenti di regione di chiudere le scuole nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni e nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

«La chiusura della scuola danneggia bambini, ragazzi e adolescenti, adulti, indebolisce tutto il tessuto sociale e mina le basi del rapporto tra le generazioni. - aggiunge l'assessore alla pubblica istruzione di Prato - La didattica a distanza non sostituisce la didattica in presenza, non può compensare la mancanza di relazioni con gli adulti e con i pari, contribuisce ad aumentare il divario nell'apprendimento oltre ai danni psicofisici. In questo anno abbiamo riempito pagine dicendo che "la scuola è una priorità", ma c'è stata un'azione consequenziale? Non credo. Sul nostro territorio, nonostante le difficoltà, la scuola con tutte le sue componenti, l'amministrazione Comunale ha messo in campo tutte le risorse possibili, umane e finanziarie, per lo svolgimento della didattica in presenza da realizzarsi in condizioni di assoluta sicurezza, compresa l'organizzazione della mensa. Sento, pertanto, il dovere di chiedere al Governo e alla Regione di ripensare questa scelta e di impegnarsi a tutelare le famiglie, i bambini e ragazzi e il loro diritto a una socialità sicura all’interno della scuola e a una continuità dei percorsi di apprendimento. Sento anche il bisogno - conclude Ilaria Santi - di chiedere con forza che la didattica in presenza sia garantita a tutte quelle famiglie di genitori che nel tempo della scuola non hanno la possibilità di lavorare da remoto e che non possono lasciare da soli i figli».

L'uscita dell'assessore alla pubblica istruzione segue il coro di proteste con il quale sindaci e presidenti di regione hanno accolto il nuovo Dpcm, accusandolo di favorire la movida e penalizzare la scuola.

Nella foto di anteprima l'assessore Santi e il sindaco Biffoni il giorno della riapertura delle scuole nel settembre 2020.