Le conseguenze dell’emergenza sanitaria hanno messo in crisi tante nuove famiglie: faticano a pagare l’affitto nella città toscana dove costano di più dopo Firenze. E l’emergenza abitativa non riguarda più solo le fasce più emarginate della popolazione ma anche i lavoratori dipendenti.

A metterlo nero su bianco, e a richiedere “un nuovo accordo territoriale per calmierare il mercato degli affitti e ridurre la tensione abitativa“, sono state la Cgil e il sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari (Sunia).

«A Prato – ha detto infatti Pancini – sono 30 mila i lavoratori che vi hanno fatto ricorso. Per un lavoratore in cassa integrazione per dodici settimane, tre mesi, ha significato perdere in media 350 euro, per un impiegato e un quadro anche 750 euro. Una riduzione di circa il 33% per un operaio, del 45% per un impiegato e un quadro”.

Emergenza affitto

I numeri del disagio 2020, già resi noti dal Comune, riguardano l’impennata delle richieste per il contributo straordinario all’affitto dovuto all’emergenza sanitaria. Le domande pervenute al Comune sono state 1989 (846 cittadini italiani, 155 comunitari, 988 extracomunitari), qualcosa come il 585 % in più rispetto allo scorso anno (340 domande).

Delle domande presentate, 1470 sono state ammesse, 519 quelle respinte. 605 domande sono state finanziate coi 496 mila euro stanziati dalla Regione mentre le altre 865, pur ammesse, non sono attualmente finanziabili per mancanza di risorse.

Dal 1° marzo al 31 maggio, il Sunia di Prato ha ricevuto 259 richieste di aiuto da famiglie colpite dal lockdown: 83 persone avevano chiuso la loro attività, 109 erano in cassa integrazione, o avevano almeno una persona in cassa integrazione nella loro famiglia, in 18 casi c’erano due lavoratori in cassa integrazione per famiglia, in altri 49 un lavoratore in cassa integrazione e l’altro con l’attività chiusa.

Solo in 39 situazioni i proprietari, tutti piccoli, hanno acconsentito ad abbassare il canone. Dalle grandi proprietà non c’è stata alcuna risposta alle richieste di ridurre i canoni. La situazione assume risvolti sempre più drammatici, anche perché sono molti i lavoratori che solo da pochi giorni hanno ricevuto la cassa integrazione.

“Le prospettive per il 2021 – dicono Cgil e Sunia – sono ancora più cupe: il rischio è di trovarsi con centinaia di famiglie con lo sfratto esecutivo per morosità. “E’ la dimostrazione più evidente che l’emergenza casa riguarda sempre di più gli operai, anche perché il lavoro si è impoverito”, ha spiegato Davide Innocenti della segreteria regionale del Sunia.

“Eppure Prato, dopo Firenze, è la città con il più alto costo al metro quadro degli affitti – spiegano i sindacati –  Il prezzo medio di un monolocale è di 500 euro, che diventano 700 per un bilocale, salgono ad 800 per un trilocale e superano i 1000 euro al mese per un appartamento di oltre 90 metri quadrati”. E la situazione diventa ancora più grottesca se si guarda alle procedure con le quali si affitta: “Procedure del canone concordato a prezzi di libero mercato – dicono Cgil e Sunia – si prendono canoni alti, ma si gode della cedolare secca del 10%”.

Sono 1500 gli sfratti convalidati a Prato, 270 eseguiti con forza pubblica (fonte ministero dell’Interno). Prato è la quarta città Toscana per numero di sfratti, preceduta da Firenze, Lucca e Pisa. A Prato il rapporto tra famiglie residenti e sfratti emessi è di 1 ogni 380 famiglie, per gli sfratti eseguiti 1/383.

“Le previsioni, da settembre, quando scadrà la sospensione decretata dal governo per l’emergenza sanitaria – dicono i sindacati – sono ancora più nere: si prevede il raddoppio o quasi degli sfratti esecutivi”.

Serve un nuovo accordo territoriale e la commissione casa

“Prato avrebbe bisogno di un nuovo accordo per le locazioni (sono poco più di 13 mila – dati 2018 – le abitazioni in affitto in tutta la provincia) a canone concordato – spiegano Cgil e Sunia – L’ultimo sottoscritto tra i sindacati inquilini e proprietari risale al 2003, in un contesto economico migliore e con prezzi diversi degli affitti”.

Un nuovo accordo territoriale sarebbe anche l’occasione per chiedere al Comune un saggio uso della leva fiscale, che favorisca la riduzione dei canoni: Imu agevolata al 5,7% sulle case ad affitto calmierato, con un ulteriore abbattimento ai proprietari che riducono del 10% il canone concordato, e un bonus di 500 euro ai proprietari che passano dagli affitti a libero mercato al sistema calmierato. Spiega Laura Grandi, segretaria regionale Sunia: “C’è un interesse oggettivo del Comune a favorire un accordo territoriale”, a cui fa seguito Pancini, “Il Comune di Prato credo che spenda ogni anno un milione per l’emergenza casa. L’accordo territoriale allenterebbe la tensione abitativa”.

Di fronte a questi numeri, Cgil e Sunia chiedono al Comune di Prato una commissione casa, prevista dalla legge regionale, formata da Comune, ente gestore patrimonio pubblico, corte d’appello, servizi sociali, sindacati, per affrontare i temi delle politiche abitative, ma “anche per graduare gli sfratti dal prossimo autunno”, spiegano i sindacati.

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