Hanno dai 35 ai 40 anni, un lavoro precario, una rete familiare inesistente: sono gli uomini separati, che devono ricostruire la propria vita da soli, diventando nuovamente single. Hanno figli minori che faticano a incontrare, perché non hanno uno spazio da condividere e in alcuni casi vivono in una situazione di grande disagio economico. Le donne devono farsi carico della quotidianità e della gestione dei figli, ripensando la propria vita con nuovi ritmi, mentre gli uomini si trovano a dover fare famiglia da soli, devono trovare una nuova casa e dare il proprio contributo economico alla famiglia: questo è quello che accade nella maggioranza dei casi. Un impegno che per alcuni uomini significa trovarsi a vivere con mezzi al limite della sussistenza. Un problema al quale, a Prato, si era cercato di dare una risposta nel 2015 con la nascita di Casa Francesco, la prima casa per padri separati in Toscana, collocata nei locali dell’Oratorio Sant’Anna.

Un’esperienza pilota, che dall’estate ha subito una battuta d’arresto. “La separazione è sempre un passo difficile e doloroso, ma in famiglie che sono in ristrettezze economiche si possono creare delle situazioni di grande difficoltà”, commenta Idalia Venco, direttore della Caritas della Diocesi di Prato. “Per chi ha un lavoro precario, già sostenere le spese per il mantenimento della famiglia diventa difficile. In questi casi trovare una casa dove avere uno spazio da condividere per i figli è impossibile e per questo ci eravamo impegnati a far nascere Casa Francesco”. Quattro camere, spazi comuni da condividere con i figli e un contributo per le spese di 150 euro: ecco il format dell’iniziativa. “L’esperienza è andata avanti per un paio d’anni, ma adesso avevamo solo due padri e allora abbiamo pensato di usare gli spazi per una iniziativa di
versa, rivolta ai giovani. Del problema dei padri separati adesso si sta facendo carico il Comune. D’altra parte è questo il nostro ruolo: segnalare un'emergenza che percepiamo sul territorio, ma poi lasciare che chi ha la competenza se ne occupi”. E infatti sul sostegno ai padri separati il Comune di Prato sta lavorando con due iniziative diverse. “Ci sono dei padri che si rivolgono a noi perché hanno necessità di avere a disposizione uno spazio in cui trascorrere il tempo insieme ai figli in tranquillità quando li hanno in affidamento per il weekend”, spiega Luigi Biancalani, assessore ai servizi sociali del Comune di Prato. “Abbiamo pensato di mettere a disposizione gli spazi dell’ex asilo nido “La mongolfiera” in via Fiorentina, con un intervento che mette insieme spazi per la socializzazione dei padri separati e dei loro figli, ma anche spazi per l’emergenza alloggiativa. È infatti questo il vero problema: trovare case in affitto nella nostra città è molto difficile e questo ha delle ricadute anche sulla vita di chi si separa”.

Proprio per rispondere al problema dell’emergenza alloggiava è in corso anche la costruzione di una serie di appartamenti di edilizia popolare nella zona di Via Meoni che saranno in parte destinati a questa categoria di cittadini. Un problema che potrebbe creare un' emergenza se il disegno di legge Pillon terminerà il suo iter. Il disegno di legge adesso in discussione non solo renderà più difficile e oneroso separarsi e divorziare, ma rivede anche le regole sull’affidamento dei figli. Prevede infatti l’affidamento condiviso dei figli ai genitori, cioè la gestione paritaria dei figli, con tempo uguale da trascorrere insieme a ognuno dei genitori. Ma se i genitori non possono permettersi due case come può essere garantita la serenità ai figli?