Lo aveva già chiesto la settimana scorsa l'assessora alla pubblica istruzione Ilaria Santi. Lo fa oggi anche il sindaco  Matteo BIffoni, con una  lettera indirizzata al premier Mario Draghi: "È necessario tenere aperte le scuole anche in zona rossa".

I motivi sono tanti e tutti noti, ma il sindaco di Prato li ripete ancora una volta al nuovo presidente del consiglio, auspicando un ripensamento.

Il testo integrale della lettera.

Signor Presidente,
ancora una volta il Paese si trova ad affrontare numeri allarmanti legati alla pandemia e i sindaci sono consapevoli della necessità, per alcuni territori, di provvedimenti drastici. Per il bene delle nostre comunità e per rispetto istituzionale ci siamo sempre attenuti scrupolosamente alle indicazioni arrivate dal Governo e dalle rispettive Regioni. Lo faremo anche questa volta. Mi permetto però di chiederLe ancora una riflessione sulla chiusura delle scuole, quanto meno per la fascia che va dai nidi alle scuole medie inferiori. A un anno dall’inizio della pandemia siamo tornati a prospettare come primo provvedimento la sospensione delle lezioni in presenza, nonostante i rigidi protocolli attuati negli istituti, la vaccinazione del corpo insegnante e di tutto il personale scolastico, i numeri di casi dentro le scuole che resta sempre fortemente ridotto in percentuale al totale dei positivi.

Come Lei ben saprà la chiusura della scuola danneggia il tessuto sociale e mina le basi del rapporto tra generazioni. La didattica a distanza non sostituisce la didattica in presenza, non può compensare la mancanza di relazioni, contribuisce ad aumentare il divario nell’apprendimento, oltre ad avere conseguenze devastanti sul piano sanitario e sociale. Un dato per tutti: sul nostro territorio sono triplicati gli accessi alla neuropsichiatria infantile e al pronto soccorso da parte di giovani adolescenti.

Vi è poi un aspetto prettamente economico. La chiusura di nidi, scuole dell’infanzia e primarie mette in difficoltà migliaia di genitori lavoratori che non svolgono attività adatte al telelavoro e che in alcun modo possono usufruire di congedi parentali. Questo non riguarda solo sanitari e forze dell’ordine, ma anche gli addetti alla grande distribuzione, i liberi professionisti, gli autisti del trasporto pubblico locale, solo per citarne alcuni e l’elenco sarebbe lungo. Pertanto sono ad appellarmi a Lei, signor Presidente, affinché come già accaduto lo scorso dicembre possa garantire la scuola in presenza anche in zona rossa. Siamo pronti a tutti i sacrifici possibili, ma non posso esimermi dal ripetere che chiudere un pilastro della nostra società come la scuola rischia di mettere in grave crisi la tenuta sociale.

Consapevole della difficoltà del momento che stiamo attraversando, le auguro buon lavoro.

Matteo Biffoni