Tra le categorie di esercizi chiusi da tempo che rischiano di non riaprire più, i circoli e le case del popolo hanno forse il ruolo sociale più importante. E soprattutto non possono riaprire nemmeno in zona gialla. Così Arci e Acli chiedono al governo di permettere la loro riapertura in zona gialla, al pari degli altri esercizi di somministrazione, perché c'è il rischio, dicono, che metà dei 1500 circoli toscani non sia in grado di ritirare su il bandone.  

A lanciare l'appello sono il presidente regionale Acli, Giacomo Martelli, e quello di Arci Gianluca Mengozzi. «La situazione è gravissima, ora basta - dicono nella nota inviata ai giornali -  Il governo ci consenta di aprire ed elimini le discriminazioni permettendoci di poter svolgere l’attività sociale di somministrazione riservata ai soci almeno in zona gialla, con gli stessi limiti e modalità consentite agli esercizi commerciali».

«Queste realtà  - spiega Martelli -  hanno un valore fondamentale per tante persone, soprattutto anziane, che qui non solo passano il tempo, ma spesso ricevono servizi di prossimità per loro indispensabili, soprattutto se non possono muoversi facilmente. C’è una situazione di solitudine sociale molto grave».

«Aumenteranno povertà e disuguaglianze per i settori sociali più vulnerabili - aggiunge Mengozzi - L’esistenza dei circoli ricreativi e culturali sarà ancor più necessaria per la salvaguardia dei diritti delle fasce popolari e per la coesione sociale delle nostre comunità. Per questo le istituzioni, in primis il governo, devono sentire l’obbligo di assicurare con atti concreti la sopravvivenza di questi insostituibili presidi».

I circoli, si legge nella nota, vivono di autofinanziamento e con le entrate azzerate non c'è sostenibilità economica, tanto che nemmeno la campagna di tesseramento è cominciata.

“Che il Governo elimini l’ingiusta discriminazione che stiamo subendo - chiedono i presidenti toscani di Arci e Acli - Non si comprende perché ai circoli siano impedite attività permesse ad altre categorie. Non accettiamo l’idea che, a parità di regole di sicurezza, le attività che si svolgono nei circoli vengano considerate più nocive di quelle realizzate nelle strutture commerciali. In assenza di sostegno economico, il Governo ci deve permettere almeno l’azione di autofinanziamento per poter sopravvivere. È necessario intervenire urgentemente per non mettere fine alla lunga storia dei nostri circoli. Facciamo appello anche ai parlamentari toscani che non ci hanno fatto mancare in questi mesi segnali di solidarietà perché intervengano presso il Governo».