Nel grande gioco della politica nazionale c’è oggi una sola certezza: la Lega, già al governo e forte dei sondaggi, punta all’espansione e alla consacrazione con le prossime Europee e poi con le elezioni regionali del 2020. Vuole l’Europa e tra le altre anche la Regione Toscana: le elezioni comunali sono quindi piccoli tasselli di un disegno più grande e soprattutto di importanza ben maggiore. Per questo forse la grande assente del comizio leghista in piazza del Comune è stata proprio la città di Prato, cui il leader leghista ha rivolto un dimesso «Se volete cambiare, noi ci siamo» senza mai neppure nominare il candidato sindaco espresso dal suo partito. Chi cercava risposte o proposte alternative – e non erano certo quelli venuti in cerca di un selfie – è rimasto deluso nonostante l’impegno del candidato sindaco Daniele Spada, che è anche l’unico con una scommessa vera sul piatto.

Per un’ora sul palco di piazza del Comune, gremita ma non  strapiena come in altre occasioni, si sono alternati questi concetti: rimandiamo a casa e a lavorare i comunisti, liberiamo Prato, liberiamo la Toscana, votate Lega alle Europee. E poi daccapo in ordine inverso. Anche lo stesso Salvini, apparso abbastanza affaticato dal tour toscano a Capannori, San Giuliano Terme, Montecatini e a Prato, penultima tappa prima di concludere la giornata a Scandicci, non si è discostato molto da questa serie di concetti, volti più a tenere alto il morale della folla, confermare il lavoro svolto al Governo, reiterare il proprio ruolo di ‘capitano’ capace di trascinare gli elettorali a proprio piacimento - nel borsino del 4 maggio le sue parole dal vivo. «Coi soldi risparmiati con gli sbarchi avremo 8000 dipendenti in più nelle forze dell’ordine», ha detto appena finiti i convenevoli . E poi, passando a Prato, ha ribadito l’esigenza di un sindaco «che non divida i cittadini in cittadini di serie A e di serie B», di un sindaco che «applichi la legge», di «un sindaco della Lega» che faccia prima «l’interesse degli italiani e poi quello degli altri», di una polizia locale che «controlli tutti, invece di fare le multe». Tutto qui. L’impressione è che non ci sia bisogno di conoscere i problemi di una città e il nome di un candidato espressione del proprio partito per portare a casa la giornata di campagna elettorale. E questo, almeno oggi e in qualsiasi modo la si pensi, non è stato certo un buon segno per la città di Prato e il dibattito politico che precede un’elezione.

Daniele Spada dal canto suo, però, aveva terminato il proprio intervento qualche minuto prima. Un intervento ben diverso dai precedenti, non tanto nella sostanza quanto nel tono. Ha infatti esordito dicendo di non poterne più di questa politica incapace, che deve sempre rendere di conto a qualcuno, Regione o Europa che sia. «Non verrò mai a dirvi questo me lo impone la Regione o il Governo – ha detto rivolgendosi alla folla – quando sarò sindaco sarete voi i padroni, sarete voi a decidere. Verrete sempre prima di tutto e di tutti. Basta dire ‘questo ce lo impongono gli altri’», come se non ci fossero leggi regionali, nazionali e europee da osservare.

Foto di Valentina Ceccatelli

Ha continuato poi attaccando Matteo Biffoni e il lavoro dell’attuale giunta. «Biffoni ci ha preso in giro per quattro anni e mezzo e ora gira con le forbici in mano per inaugurare qualche aiuola – ha continuato – Siamo incazzati, sono stati bravi a promettere la luna e poi ci hanno disboscato viale Montegrappa». E promesso alcune cose che ormai possono considerarsi i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. «Noi toglieremo i vigili dagli uffici e li metteremo in strada, illumineremo la città, faremo di tutto per risollevare il distretto, chiederemo al Governo più polizia e forze dell’ordine, lotteremo contro l’illegalità». La chiosa finale, come ultimamente ci ha abituato il candidato di centrodestra, sta tutta tra il malinconico e il motivazionale. «Noi viviamo nella città più bella del mondo. Una volta Prato era prospera e noi vogliamo una città più bella: basta sudicio, basta traffico. Vogliamo più decoro, più lavoro, più pulizia, più sicurezza. Noi renderemo il sorriso a Prato».

Più tardi Matteo Salvini, al termine del suo discorso, è rimasto a lungo sul palco per farsi i selfie insieme ai propri elettori. E tale era l’entusiasmo che è stato costretto a riprendere il microfono per chiedere alla folla di arretrare e di spostarsi un pochino, ancora un pochino a destra.