L'emergenza sanitaria si attenua, l'Italia è pronta a ripartire e le politiche locali tornano centrali per gestire la cosiddetta Fase 2.

Daniele Spada, sui banchi dell'opposizione dopo aver sfidato Matteo Biffoni alle comunali del 2019, sostiene che sia necessario guardare in faccia la realtà e rivedere il bilancio per prepararsi a fronteggiare le vere emergenze dei prossimi mesi: l'occupazione e il sociale.

Allora Spada, siamo pronti a ripartire. Cosa pensa degli ultimi due mesi?
"Non ero certo contro la chiusura. Anzi, secondo me abbiamo chiuso tardi e troppo poco, ma la nostra comunità si è comportata bene, siamo stati disciplinati e questo ha sicuramente contribuito a rendere la situazione pratese più positiva di tante altre".

Anche la comunità cinese ha contribuito molto al contenimento del contagio.
"E' vero, il comportamento della comunità cinese ha aiutato la città, è stata una protezione vera e propria. Però mi sembra doveroso fare una considerazione. In questo frangente più che in tanti altri si è reso evidente che la comunità cinese risponde a logiche che non appartengono a questa città ma a quelle della madre patria. Gli hanno detto di stare in casa e si sono chiusi in casa. Impressione resa ancora più lampante dal dono delle mascherine: un gesto bellissimo ma eterodiretto. E poi mi vengono altre domande: da quanto tempo circolava il virus a Prato? Davvero non c'è stato alcun contagiato di origine cinese oppure è stato gestito "in proprio"? Ecco, questi dubbi qualche preoccupazione me la fanno venire sui nostri futuri rapporti con la comunità cinese".

Immagino qualche volta ci avrà pensato a cosa avrebbe fatto se fosse stato al posto di Biffoni. Come si è comportato secondo lei?
"Non l'ho invidiato. Si è trovato a dover gestire una situazione gigantesca e inedita e credo che lo abbia fatto al meglio, almeno all'inizio. Ultimamente invece penso stia gigioneggiando troppo. Che bisogno c'è di fare tutte quelle foto durante la consegna delle mascherine già affidate al grande lavoro della nostra Protezione Civile? Non c'è bisogno di propaganda in un momento come questo. E poi la riapertura del tessile: mi pare evidente la mancata capacità politica dell'amministrazione nel trovare un accordo. Biella era riuscita a mettere d'accordo tutti e a ripartire, poi siamo arrivati noi, ci siamo lamentati e si è fermata pure Biella. Invece dovevamo riuscire a trovare un accordo anche noi. E poi, invece di negarla, bisognerebbe cominciare a guardare in faccia la realtà".

A cosa si riferisce?
"Mi riferisco al bilancio. Tutti sapevamo che il bilancio del Comune era stato preparato prima dell'emergenza e che questa crisi avrebbe costretto a rivederlo in qualche modo per far fronte a nuove esigenze. Non mi è andato giù che il sindaco si sia presentato in consiglio comunale dicendo che il bilancio era quello e che non sarebbe stato toccato in attesa dell'arrivo della "cavalleria del Governo". Invece del rumore di zoccoli nemmeno l'ombra e infatti nel prossimo consiglio discuteremo la prima piccola variazione. Questo per me significa non guardare in faccia la realtà".

Guardando in faccia la realtà invece cosa bisognerebbe fare secondo lei?
"Secondo me ci sono due aspetti fondamentali intorno ai quali bisognerebbe concentrarci. Il lavoro e il sociale: tante persone si ritroveranno senza occupazione anche nei prossimi mesi e questo impoverirà tante nuove famiglie. Bisogna prepararsi, per questo credo sia necessario un bilancio d'emergenza dal quale tagliare ogni fronzolo concentrandolo sulle cose essenziali. Faccio un esempio. Nel bilancio ci sono 500 mila euro destinati alla ristrutturazione del Giocagiò di viale Galilei. Il sindaco ha detto che i soldi per quel giardino non si toccano. Mi rendo conto, sono scelte difficili ma temo che saremo costretti a farle: 500 mila euro sono una bella cifra di questi tempi".

Cosa pensa delle trattative sulla ristorazione in centro storico?
"Per fortuna la Regione è tornata indietro sulla norma della distanza a un metro e ottanta. Sarebbe stato impossibile ripartire per almeno l'80% della ristorazione pratese. Adesso, comunque, non solo è importante quando ma come si riparte. Sarà molto complicato per bar e ristoranti con i protocolli di sicurezza. Per questo è giusto dar loro tutto lo spazio necessario perché possano riprendere a lavorare. Questo però dovrà avvenire tutelando anche i residenti. Bene quindi le piazze ma sulle strade, specie quelle che hanno garage, bisognerà trovare un compromesso perché non possiamo impedire ai residenti di rientrare in casa, mi sembra ovvio. Forse si potrebbe barattare un posto auto al Serraglio o qualche altra formula di questo tipo. Bisognerà comunque fare delle scelte in previsione dei prossimi mesi, che dopo la voglia di normalità torneranno probabilmente a complicarsi per tutti".

Teme un riaggravarsi della situazione?
"No, temo le complicazioni. Il virus, nonostante sia un dramma, possiamo dire ci abbia solo sfiorato. E' incredibile però che l'Italia sia stato il primo paese ad aver chiuso tutto e l'ultimo a riaprire. Ed è assurdo che si sia continuato a trattate tutte le regioni alla stessa maniera anche dopo il 4 maggio. Adesso c'è voglia di uscire e di ritornare a fare le cose che facevamo prima, ma io temo che passata l'euforia le norme che dovremo rispettare nei prossimi mesi, per quanto necessarie, rischino di affaticarci. Temo che invece di adeguarci alle nuove regole le persone possano desistere e tornarsene di nuovo in casa".