I pratesi  e le dirette del sindaco Biffoni

Alla fine l'ha detto anche il sindaco Matteo Biffoni durante l'ultima delle dirette che ne hanno fatto la star degli ultimi giorni a Prato e altrove. "Davvero pensate che qui non arrivi? Avete visto i camion dell'esercito che portano via le bare a Bergamo?".

È l'ultimo passaggio di una trasformazione cui la comunicazione del primo cittadino è stata costretta dagli eventi e soprattutto dal mancato rispetto delle regole da parte di tanti pratesi. Perché, diciamolo, la percezione diffusa ma fallace è quella che Prato sia un'isola felice, lontana e inattaccabile dal dramma lombardo. E anche se non manca l'ironia, perché a Prato non manca mai, il cambiamento è deciso, inevitabile e impossibile da ignorare.

La prima diretta del sindaco era arrivata lo scorso 3 marzo, poco prima dei primi provvedimenti nazionali e subito dopo il clamore della prima contagiata in città. Il sindaco era andato in diretta e un po' impacciato aveva rassicurato tutti: il Comune c'è, lui c'è, i pratesi dovevano mantenere la calma e seguire le fonti ufficiali. Poi è arrivato il  decreto del 4 marzo e i pratesi, come tutti gli altri italiani, avevano bisogno di risposte. Così il sindaco è tornato online e ha cominciato a rispondere alle domande che gli venivano poste sulla chiusura delle scuole e su molte altre cose.  Un servizio di pubblica utilità puro e semplice, senza intermediari, che è destinato a scardinare l'intera comunicazione istituzionale non appena tutto questo finirà.

A Prato finora ci siamo divertiti, diciamo la verità. Decreto dopo decreto, un giorno sì e un giorno no, abbiamo assistito alle dirette del primo cittadino e sorriso alle tante domande ingenue e preoccupate che gli venivano poste e anche di certe sue risposte, riconoscendo in quel linguaggio e in quell'atteggiamento sempre sul punto di scoppiare qualcosa che nell'immaginario collettivo rimanda direttamente a Nuti o al primo Benigni di Bertolucci. L'abbiamo sentito vicino. E possiamo dire d'esserci chiusi in casa anche perché la comunicazione istituzionale ha funzionato come dovrebbe, a Prato. Ferma ma non tragica, seria ma senza lesinare battute. Rassicurante anche, ma non come quella di un padre saggio: come quella di un amico che sta gestendo una situazione difficile da mettere a fuoco e ti aiuta a esorcizzare lo spavento, la confusione. Un appuntamento a cui ormai in tanti non riescono più a rinunciare.

Poi è arrivato il cucciolo di Grosseto. Ci ha fatto sbellicare dalle risate l'idiozia della domanda e la faccia del sindaco che rispondeva no, non si può andare a Grosseto per un cucciolo. Bisogna stare a casa. Mentre ridevamo come scemi e il sindaco diventava un emoticon, un supereroe dalla pazienza infinita e un meme a tutti gli effetti sull'internet pratese, negli uffici del Comune si è fatta probabilmente largo anche un'altra considerazione. Una parte dei pratesi non capiva o non voleva capire. Forse se ne fregava, forse semplicemente rifiutava di credere a quello che sentiva. E non c'era niente da ridere.

Dopo quel giorno, la diretta è cambiata. Non troppo nella frequenza quanto nei toni e negli argomenti. In apertura sono cominciati gli appelli del sindaco al rispetto delle regole per fermare il contagio e al rispetto per chi è costretto a lavorare e a uscire mentre a tutti gli altri viene indicato di non farlo. Per la sicurezza di tutti, per non propagare il virus, per non rischiare di mandare in malora quanto fatto finora da tutti gli altri.

Appelli sempre più lunghi e accorati, sempre più increduli anche, di fronte all'ignoranza di tanti pratesi che è chiamato ad amministrare e alle domande, sempre dello stesso tipo, cui è costretto a rispondere. Contemporaneamente, sono aumentati a dismisura anche gli attestati di stima, d'affetto e di vicinanza per questo sindaco che ci mette la faccia, che è accanto a noi e che ancora non ha perso la pazienza.

Ma le cose là fuori non vanno per niente bene. Nonostante tantissimi pratesi stiano seguendo con scrupolo le indicazioni, c'è ancora troppa gente che continua a fare come gli pare e che con ogni evidenza non segue le dirette del primo cittadino.

Così all'inizio e in chiusura dell'ultima trasmissione, venerdì 20 marzo,  il sindaco è stato costretto ad alzare ancora una volta il tono del proprio messaggio, con un appello dentro l'appello, facendo leva su un'immagine che ha fatto il giro del mondo raggelando l'animo di tutti quanti.

"L'avete visti i camion dell'esercito che portano via le bare a Bergamo?", ha chiesto. "Davvero pensate che qui non arrivi?"