È la prima grande offensiva dell’era salviniana alla Toscana, a una Regione che ha fatto dell'antifascismo prima e dei diritti civili e della solidarietà poi, alcuni dei suoi vanti maggiori. Concetti contro i quali, in modo più o meno esplicito, il ministro degli Interni sembra scagliarsi tutti i giorni.

In questa regione così civile, che nel 1786 fu la prima nazione - come Granducato di Toscana - ad abolire la pena di morte, sabato 23 marzo sfilerà una quantità non meglio precisata di neofascisti. Sfileranno a Prato, città medaglia d'argento per la Resistenza, e sfileranno contro l'immigrazione nel centenario della nascita dei fasci italiani di combattimento (23 marzo 1919), l'inizio ideale di quella disastrosa dittatura dalla cui sconfitta è nata poi, e per fortuna, la nostra Costituzione.

Non c'è molto da discutere sulla natura della manifestazione. È una manifestazione contro l'immigrazione, che possiamo far rientrare nel campo della libertà d’opinione e d'espressione, che viene però fatta in una ricorrenza precisa e richiamando un fatto preciso. I dubbiosi è bene sappiano che la ricorrenza è stata esplicitata non solo nel volantino, dove campeggia il numero 100, ma anche sbandierata dalle pagine nazionali di Forza Nuova. Come cento anni fa, i neofascisti si mobilitano a livello nazionale contro i bolscevichi di oggi, gli immigrati. E per farlo - arriverà anche il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore - scelgono una tra le città con più immigrati d'Italia, a due mesi dalle elezioni, in una Regione che vedrà andare alle urne anche il capoluogo Firenze e la città di Livorno. Più chiaro di così ci sono solo un paio di articoli della Costituzione e altrettante leggi che sembrerebbero imporre il divieto alla manifestazione, la legge Scelba del 1952 che vieta, tra le altre cose, l’esaltazione e la promozione del fascismo e la legge Mancino del 1993, che condanna gesti, azioni e slogan che incitano alla discriminazione. Il condizionale però è d'obbligo, visto il clima politico in cui siamo immersi da mesi e visto che alla fine è stato dato il via libera alla manifestazione.

Molto invece ci sarebbe da dire sul consenso accordato da questore e prefetto, e cioè da quei rappresentanti dello Stato che dovrebbero garantire l'applicazione delle sue leggi e la sicurezza dei cittadini. Un consenso che va rispettato certamente, ma alla cui base sembra esserci un'unica spiegazione logica: che abbiano dei seri problemi di approvvigionamento delle informazioni e di monitoraggio della città. Un'ipotesi che apre scenari inquietanti per la serenità - già vacillante - dei duecentomila pratesi a loro affidati, ma che sembrerebbe spiegare bene come la decisione, parole del prefetto al Tgr del 20 marzo, sia stata presa sulla base di un preavviso agli atti che citava una manifestazione contro l'immigrazione e non certo il centenario dei fasci italiani di combattimento.

Il dubbio che ci fosse altro, e che per l'appunto fosse di natura più profonda, evidentemente non è nato nemmeno dopo la mobilitazione online di migliaia di persone, di quella di decine di associazioni, partiti e sindacati, degli appelli del sindaco di Prato, di quelli della Provincia e di quasi tutta la Piana, nemmeno dopo la condanna di una parte della Diocesi pratese. Queste persone chiedevano prima di tutto rispetto per una città piena di storia e per tutta la fatica che serve per vivere in una bolgia come Prato, oltre che l'annullamento della manifestazione.

Il dubbio non è sorto nemmeno quando il clima s'è arroventato ancora di più con lo sfregio notturno alla sede dell'ANPI e del PD - la svastica è un chiaro simbolo nazista in questa parte di mondo, così com’è fascista la parola dux - con quella scritta minacciosa 'arriviamo’ a esplicitare ancora una volta l'ovvio. E nemmeno di fronte a questo fatto i partiti della destra pratese hanno proferito parola.

Non è certo la prima volta che Forza Nuova manifesta in città. È la prima volta invece che lo fa richiamando teorie e metodi che pensavamo di aver relegato alla pagina più buia della storia italiana. Il clima adesso è incandescente, molti commercianti del centro storico hanno paura e pensano alla serrata, il tempio buddista di piazza del Mercato Nuovo - dove terminerà la manifestazione di Forza Nuova - ha organizzato un cordone di sicurezza per la notte, e si è messa in moto un’imponente macchina di mobilitazione per il presidio antifascista in programma alla stessa ora in piazza delle Carceri.

Sabato 23 marzo la città di Prato sarà blindata e al centro di una tensione che fino a ieri consideravamo interesse comune scongiurare con ogni mezzo e a tutti i livelli.

Ieri il Procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi ha aperto un fascicolo contro ignoti sull’ipotesi di reato di apologia di fascismo, chiedendo che venga raccolto tutto il materiale utilizzato negli ultimi tempi per pubblicizzare la manifestazione di Forza Nuova, fuori e dentro la Rete. “Perché un conto è la comunicazione al questore – ha detto il procuratore a Ndp – e un conto è come l'iniziativa viene propagandata”.

In serata è arrivata anche la contrarietà alla manifestazione di Forza Nuova del consiglio comunale di Prato, che ha approvato un ordine del giorno che “impegna il sindaco e la giunta a continuare a manifestare la propria contrarietà allo svolgimento del raduno di Forza Nuova come reazione da parte di una città da sempre aperta e rispettosa della Costituzione. A tutto questo si aggiunge la preoccupazione di voler garantire l’ordine pubblico e la sicurezza urbana, considerando anche il rischio che la tensione di questi giorni possa favorire infiltrazioni di gruppi violenti” e a “chiedere al Governo, e in particolare al Ministro degli Interni, di bloccare la manifestazione del 23 marzo”.

L’ordine del giorno è stato approvato con 17 voti favorevoli (Pd, Movimento 5 Stelle, Liberi e uguali per Prato, Biffoni per Prato e Prato Libera e sicura) e 5 voti di astensione (Forza Italia, Energie per l’Italia e Prato con Cenni).

Nella tarda serata di venerdì 22 marzo il corteo è stato annullato: la questura ha optato per il solo presidio.